Tutte le regole dei deck YELDO: tre tipologie, tre classi di slide, lo scheletro canonico, la Scheda Deal, la compliance, la checklist di qualità. Un deck YELDO non si inventa: si compone. Questo volume dice come.
Il deck è il sito YELDO in forma di slide: stesso DNA visivo, stessa voce, densità da prospetto. Il Visual System decide la forma, il Verbal System decide le parole; questo volume decide la struttura — cosa si ripete, cosa si compila, cosa si decide. Chi produce un deck non parte mai da una pagina bianca.
Il sistema nasce dall'analisi integrale dei 6 deck reali 2024-2026 (162 pagine): quattro deal pitch, un product deck, un crowd deck. La struttura era già lì, ripetuta deck dopo deck; il Deck System la codifica una volta per tutte e corregge i difetti che l'analisi ha reso evidenti.
Il redesign raffina, non sostituisce: si tiene lo scheletro e l'identità, si corregge la voce dove il gate del Verbal System la boccia.
La scelta del tipo è sempre la prima domanda: determina master, lingua, regime compliance e profondità. Tutto il resto discende da qui.
Un singolo deal immobiliare: bond, loan, preferred equity. Il formato completo, con tutte le sezioni dello scheletro e l'apparato finanziario integrale.
Una nota o un portafoglio (tipo STEP): l'argomento di vendita è YELDO stessa — composizione, first-loss, allineamento. Formato breve, stesso rigore: il QA editoriale non si riduce con le pagine.
Stessa architettura del deal pitch, apparato regolatorio frontale: avvertenze ECSP, rinvio KIIS, quote, commissioni. Un pubblico retail non giustifica una finitura inferiore: la aggrava.
Un solo master per tipo. I tre master (deal pitch · product · crowd) sono strutture da riempire, mai layout da inventare. Chi ha bisogno di un formato che non esiste lo propone come evoluzione del sistema (§8), non lo improvvisa in un deck.
Ogni slide del deck appartiene a una di tre classi. Questa distinzione è il cuore del sistema: separa ciò che non si tocca da ciò che si personalizza.
Contenuto invariante tra deck della stessa lingua e regime. Si montano dal modulo, non si scrivono mai a mano. Ogni modifica passa dal legale.
Le 14 slide-tipo del deal pitch, sempre presenti, sempre nello stesso ordine: cambiano solo i dati, che arrivano dalla Scheda Deal (§5). Ognuna ha la sua formula-titolo (§4).
Si aggiungono solo se la scheda ha dati reali per sostenerli; si inseriscono nella loro posizione canonica.
Le miniature qui sotto sono viste in piccolo delle slide reali, con i veri token del brand: gradiente viola, vetro, numeri editoriali, foto con scrim. Ogni tipo rimanda alla sua slide nel master.
This document is a marketing communication for professional investors only. It is not an offer to the public, a prospectus or investment advice. Any return figures are targets, gross or net as indicated; investments are illiquid and involve risk of loss of capital.
Le 14 slide-tipo ricorrenti hanno ciascuna la propria miniatura nel capitolo 04, in cima alla scheda che ne fissa formula-titolo, regola ed esempi. Qui una sola, come campione: struttura invariante, dati dalla Scheda Deal.
Per ogni slide ricorrente: la formula del titolo, la regola chiave, un esempio per verso. Il principio a monte è l'action title: il titolo è una tesi con un numero dentro — chi legge solo i titoli, in sequenza, ricostruisce l'intero argomento del deck.
Prima delle formule, tre controlli che valgono su ogni slide.
Budget: massimo 1 occorrenza per deck, e solo se il numero accanto la giustifica. Il fatto nudo basta: "LTV of 54%" non ha bisogno di aggettivi.
Il cuscino ("BEP at −46%", "shielded by EUR 10.3m") resta legittimo come argomento di protezione, ma non sostituisce la slide Risk factors: la prepara.
Le prove terze restano, ma il deck dice almeno una volta chi risponde: "We select, structure and manage" · co-investimento · tasso di selezione.
La cover promette il fatto, mai il rendimento: il numero di rendimento appare per la prima volta nello snapshot, in coppia gross/net. Zero aggettivi promozionali: è un titolo da term sheet, non da brochure.
Term sheet visivo: il lettore ha tutto in 30 secondi. Il rendimento mai da solo e mai "up to": sempre coppia gross/net nello stesso blocco visivo, con il minimo contrattuale accanto, sempre qualificato ("target", "expected").
Quattro blocchi fissi: Investor terms · Underlying investment · Project/Location/Sponsor · Capital structure. Contiene almeno una frase con soggetto "We" o "YELDO" e un verbo di responsabilità: selected, structured, co-invests.
Ogni bullet passa due test: c'è un numero o un fatto verificabile? Sopravvive senza aggettivo? Le negazioni del rischio ("No permitting risk") si riformulano come fatti positivi con la prova.
Una mappa + massimo 4 bullet, ognuno con un numero e una fonte (con anno, in footnote). Se un bullet non ha numero, è atmosfera: si taglia. La location si dimostra coi prezzi, non si decanta.
La tesi dell'asset è sempre orientata all'exit (chi compra, a quanto, quando), perché è ciò che ripaga l'investitore. Ogni tile: numero + label di massimo 4 parole. La prosa descrittiva la fanno i render.
Lo scarto tra durata attesa e durata contrattuale massima, e chi ha l'opzione di estendere, vive nel corpo della slide: un termine che cambia l'orizzonte dell'investitore non è un dettaglio da footnote.
Logo + 3-4 KPI + gallery progetti: le prove terze restano. Ma la slide chiude con la riga di selezione: cosa dello sponsor ha superato il nostro screening — equity impegnata, track record verificato, allineamento.
Stack isometrico a strati numerati, strato YELDO in viola, massimo 4 hero number — e ognuno riappare nelle financials. Lo stack dichiara sempre cosa sta sopra YELDO (senior bancario, se c'è), non solo cosa sta sotto. Chiude con il rimando: "Risk factors on page [N]".
La slide che nei deck storici non esisteva. 4-6 rischi reali del deal (mercato · esecuzione · exit · controparte · illiquidità · regolatorio), in tabella a due colonne a peso visivo pari agli highlights. Il rischio si scrive prima e per intero, incluso l'esito peggiore dove materiale; poi il mitigante fattuale, con numero. Mai il mitigante senza il rischio; mai rischi boilerplate fotocopiati; mai in appendix — sta in sezione Deal structure, subito dopo la Capital structure. Ogni "No X risk" trovato altrove nel deck ha la sua riga qui, in forma diritta.
La tabella Key Terms è il ponte gross→net: subscription fee, management fee, costi veicolo — tutto ciò che spiega la differenza tra il 13% gross e l'11% net sta qui, nominato, in tabella leggibile. Ogni scatola dell'org chart porta giurisdizione e ruolo in massimo 3 parole.
La slide più letta in due diligence. I T&C riproducono i termini documentali (PPM, Final Terms) parola per parola; in caso di divergenza si corregge il deck, mai i T&C. Fee mai a zero implicito; ogni condizione sospensiva del rendimento in tabella, non in footnote.
Il lettore che salta la tabella deve comunque portarsi via il numero giusto. La base di calcolo di LTV e BEP sta nel titolo o accanto al numero; il BEP tradotto anche in unità fisiche ("49 units out of 86; 30 already reserved") è lo standard di tangibilità.
Investor Relations · invest@yeldo.com · we respond within 2 business days.
CTA ammesse in chiusura: "Speak with our team" (primaria del canale) · "Request access to the Club" · "See how a deal is documented". Il passo successivo descritto come processo, non come invito. Una controparte ha un volto: mai la sola casella e-mail.
La Scheda Deal è l'artefatto che separa i dati dal formato: raccolti i campi, il deck è determinato al 90% — il resto è composizione. I campi ✱ sono indispensabili: senza, il deck esce come bozza con [SLOT] dichiarati, mai con dati inventati.
Varianti della scheda. Product: al posto di progetto e sponsor, composizione del portafoglio (numero deal, geografie, asset class), first-loss YELDO in % e EUR, ISIN/listing/paying agent, meccanica cedole. Crowd ITA: in aggiunta, regime (portale autorizzato Consob, Reg. UE 2020/1503), badge PIR sì/no, quote A/B, KIIS, commissioni, esperto indipendente.
L'output è sempre lo stesso: la scheda compilata, dichiarata come brief risolto prima di generare — ✓ campo → valore · ○ campo → [SLOT] · ⚠ ambiguo → domanda. Cambia solo come ci si arriva.
Le regole di questa sezione non sono stile: sono presidio. Chi decide i testi regolatori è il legale/compliance di YELDO, mai il copywriter — il sistema impone che la domanda venga posta a ogni deck, non la risposta.
Il gate lessicale completo, con le sostituzioni "dentro", è nel Verbal System §4. Nel deck si aggiunge il budget di canale: "solid" massimo 1 occorrenza, aggettivi rassicurativi solo se agganciati a un numero, niente barrette medie nei titoli (si usa ":" o "·").
La checklist DK si passa integralmente: un check fallito = il deck non esce. È la stessa checklist che il Generatore Deck applica come quality gate automatico.
Un sistema vive se ha proprietari chiari. Tre regole di governance, una catena di autorità, un canale di evoluzione.